Majatica Jazz Festival · Progetto d'Arte
Attraverso una combinazione di musica, fotografia, video e tecnologia portatile, gli spettatori si rendono autonomi nella fruizione "temporale" dello spettacolo (il quando), ma vincolati nella fruizione spaziale (il dove). Le anteprime delle isole girate nel 2025 saranno visibili dal 10 al 14 agosto nella sala d'eccezione allestita nella magnifica Chiesa di Santa Chiara.
Isole nasce all'interno del Majatica Jazz Festival 2020, come un festival segreto durante il periodo del Covid, eseguito senza spettatori e ripreso totalmente in esterna. Cosa sono? Sono messaggi che gli artisti lasciano ai posteri. A fra 500 anni. Rappresentano roccaforti intoccabili, dove ogni artista è libero e insindacabile. Isole sono gli artisti stessi, rappresentati in forma di naufraghi o di eremiti, che lavorano sulle distanze siderali. E i loro appelli sono suoni.
Durante il festival, i musicisti lasciano traccia della loro arte girando brevi docu-film. Il materiale, montato e reso fruibile, costituisce il nucleo di un'esperienza espositiva totalmente autonoma per lo spettatore.
L'esperienza si configura come una caccia al tesoro: un'esplorazione vincolata allo spazio (il dove) ma totalmente libera nel tempo (il quando), tra luoghi segreti che fungono da metafora di un'Italia meno nota.
Lo spettatore stesso diventa un'"isola" nel momento dell'ascolto in cuffia, partecipando a un confronto tra i codici dell'arte e la realtà circostante. Il progetto celebra il movimento e lo sfiorarsi di natura e cultura.
Museo Diffuso dell'Improvvisazione
Il progetto Museo Diffuso degli Improvvisatori trasforma il festival in una mostra, creando un registro dinamico di linguaggi, musicisti e luoghi. Durante il festival, i musicisti lasciano traccia della loro arte girando brevi docu-film. Il materiale, montato e reso fruibile, costituisce il nucleo di un'esperienza espositiva totalmente autonoma per lo spettatore. L'esperienza si configura come una caccia al tesoro tra luoghi segreti che fungono da metafora di un'Italia meno nota. Lo spettatore stesso diventa un'"isola" nel momento dell'ascolto in cuffia, partecipando a un confronto tra i codici dell'arte e la realtà circostante. Il progetto celebra il movimento e lo sfiorarsi di natura e cultura.
Nel corso delle varie edizioni le "isole" sono diventate luoghi dove note e parole si incontrano, si fondano e si confondono; dove quindi majatica può essere anche maieutica, ma anche il contrario.
La molteplicità dei linguaggi nasce da dialogo, ironia e ricerca autonoma della verità autentica: letteralmente "arte della levatrice" (l'ostetrica), ma anche "l'arte di tirare fuori", di estrarre. Come l'oliva, la musica è principio immutabile dalla profondità dei secoli che non insegna ma estrae la storia dalle radici e l'olio dal suo frutto.
Se le isole sono suoni, le parole diventano ponti ma i protagonisti sono sempre i musicisti del Museo Diffuso degli improvvisatori che "isolano" i suoni della musica e lanciano ponti di parole: da improvvis-ante a improvvis-azione.
Ordo ad caos — le parole "caotiche" dell'edizione Majatica 2026
Ordo ab caos — dal caos all'ordine
Immagina un patriarca seduto sotto un filare di ulivi. Non uno di quelli che comandano. Uno che ascolta.
Ha imparato una cosa, negli anni: ogni sogno lascia dietro di sé un riverbero. È come quando una nota smette di essere suonata eppure continua a vivere nell'aria, ostinata, invisibile. È lì che bisogna stare. In quel punto preciso dove il silenzio non è assenza, ma una materia da amplificare.
Le rondini lo sanno. Arrivano ogni stagione seguendo ritmi che nessun compositore potrebbe scrivere. Disegnano crossover nel cielo, intrecci, incastri, movimenti interni che sembrano casuali e invece custodiscono una grammatica segreta.
L'acqua, il vento, le radici: tutto dialoga. Nulla resta uguale a sé stesso. La contaminazione non distrugge. Trasforma. È il modo con cui la vita continua a inventarsi.
C'è anche l'ossessione, naturalmente. Cammina accanto alla dissonanza come due musicisti che fingono di non conoscersi. Poi, d'incanto, trovano la stessa corda. Ed è allora che nasce la magia del materiale.
Forse è questo il mondo: un immenso museo dell'improvvisazione. Nessuna opera è finita davvero. Ognuno entra con il proprio vocabolario e ne esce parlando una lingua diversa, più larga, più ospitale. È la polivocità delle esistenze, il flusso che nessuno riesce a fermare.
Perfino il cazzeggio ha una sua dignità. Perché ci sono verità che arrivano solo quando abbassi la guardia, quando smetti di voler essere perfetto e ti concedi il lusso di perderti.
L'avanguardia non è correre davanti agli altri. È avere il coraggio di guardare il futuro senza tradire le proprie radici. È avere abbastanza presenza da scegliere la forza morbida invece della violenza.
Respirare. Fare della protezione un gesto di fiducia e dell'accoglienza una casa aperta. Restare nomade anche quando si torna a casa.
Forse il valore più alto è proprio questo: custodire la semplicità in un tempo che la scambia per debolezza.
E allora il messaggio diventa quasi invisibile, come il vento. Non pretende di convincere nessuno. Passa. Ti sfiora. E, se sei fortunato, cambia il ritmo con cui guarderai il mondo.
"Nun sapim campa' ma ce menamme"
— g. balena
Stazioni · Isole
Andy Sheppard
Fontana delle Rose
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GIANFRANCO MENZELLA
Castello di Uggiano
D. Saccente & F. D'Alessandro
Il Belvedere
OoopopoiooO
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R. Pecora, P. Padula
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A. MANICONE, P.MELFI
Patriarca